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domenica 7 agosto 2011

Agosto a Milano: un vasetto di Yomo

Parte proprio da qui il mio racconto di oggi, da un vasetto di yogurt Yomo Biscotto Quattro Cereali. Dai gradini del mio terrazzo in cotto. E' domenica, un giorno qualunque. Ed è Agosto. 
Milano in questi giorni sa essere sorprendente, a tratti perfino devastante. 
Svuotata della massa di bipedi e quattroruote che la popolano, svela angoli, piazze, anfratti che la fretta e la folla fanno trascurare. 
Ci si incanta nel silenzio di una città dove non sentire rumori è quasi impossibile in altri momenti dell'anno.
Questa magia però vira presto in una zona buia da dove emergono pensieri e paure che fino a qualche giorno fa confondevo nel traffico della vita degli altri, di  tutti  quelli che mi passavano accanto, mi sfioravano con lo sguardo mentre attraversavano la strada o facevo la fila in posta.
E così mi ritrovo seduta per terra, a mangiare yogurt e a scrivere messaggi agli amici per dire quanto sia spettacolare Milano oggi. 
Di me però non parlo, perché a me tutto questo silenzio, questa immobilità, queste assenze mettono solo una profonda angoscia.
Un sentimento di scontento che non appartiene a nessun altro che a me, che oggi non riesco nemmeno a entrare in una Chiesa e pregare.
Oggi è una brutta giornata, ecco.
Do la colpa alla stanchezza di un anno pesante, ma la vera verità è un'altra.
E la mia storia, oggi, finisce qua.
Amina

martedì 2 agosto 2011

'i cavallier, l'arme, gli amori'



*un bacio scolpito... in un cielo stupito*


Milano, pochi lo sanno, è la Città del Bacio.
Lo sguardo imperioso e divertito che saluta i passanti che camminano per le vie di Brera è proprio quello dell'artista che ci ha regalato uno dei più bei baci della Storia dell'Arte.
Il dipinto fu realizzato da Francesco Hayez nel 1859, su ordine di Alfonso Maria Visconti. Ne esistono quattro versioni.
La prima, quella del 1859, si trova nella Pinacoteca dell’Accademia di Brera, a Milano.
Il colore verdognolo del cappello assieme al bianco delle maniche della ragazza, al rosso della calzamaglia e all’azzurro del vestito richiamano il tricolore italiano e la bandiera francese a suggello dell’amicizia tra Italia e Francia contro l’Austria stipulata attraverso gli accordi di Plombierès nel 1858.



Piazzetta Brera, Francesco Hayez
Piazzetta Brera, Francesco Hayez (ombre)
Le foto di Piazzetta Brera sono state scattate da Amina il 06 Gennaio 2012

lunedì 11 luglio 2011

La mia domenica raccontata a Luca

Una domenica in città: un uccellino nascosto nel suo nido tra i tetti.
E' in giornate come questa che trovo e ritrovo me stessa, pronta a riperdermi per ricominciare la caccia (al tesoro).
A parte due ore trascorse dalla mia amica Pina - che ha ricreato nel cuore della città l'atmosfera e l'accoglienza dei migliori bistrots parigini - dove ho bevuto caffè, mangiato croissants alla marmellata di arance amare, assaporato pane tostato con il burro di arachidi e twittato proponendo un referendum per dare a te – Luca – una rubrica su Vanity, sono stata tutto il giorno tra le mie 4 mura (che son 4 veramente!).
Ho impastato, lievitato, cotto e sfornato il pane di segale (senza lievito, solo con la pasta madre e farina rigorosamente biologica). 
Sono stata un’oretta con Giacomo, Rafael, Elena e Frida*… finchè è comparso l’ingegnere che, siccome me ne ricorda un altro, mi ha fatto cambiare registro… e son planata a guardare 'Ho sposato uno sbirro' alla Tv.
Ho fatto lavatrici, sistemato in armadio i nuovi acquisti maturati grazie ai saldi, ho parlato al telefono con la mia amica di Roma e mi sono premiata per aver bannato l’ingegnere di cui sopra dalla mia vita in rete!
… mi fermo, stessi scrivendo un tema rischierei di superare le 4 colonne!Un sorriso lievitato, aspettando la prossima Domenica.
Amina


*Il riferimento è ai protagonisti di 'Siamo solo amici', Luca Bianchini, Mondadori

lunedì 27 giugno 2011

Amore è...




Milano, 25 Giugno 2011

“Ma, se vuoi, costruiamo insieme una vita complicata, ma più felice di qualsiasi vita”

Banana Yoshimoto

mercoledì 23 giugno 2010

Sìamo Milano, di Fabio Novembre


Siamo Milano, si amo Milano!

Siamo Milano!
E’ impossibile negarlo, è importante riconoscerlo.
Una città senza i suoi abitanti è come un corpo senza vita e noi siamo il soffio vitale che anima lo spazio fisico identificato da 2600 anni come Milano.
Trattandosi di spazio fisico, ancora di più vale il diritto di terra su quello di sangue ed è per questo che milanesi si diventa, non si nasce.
Decidere di trascorrere il breve intervallo della propria vita in un luogo piuttosto che in un altro equivale a un atto d’amore consapevole che stabilisce un legame profondo con quella terra scelta per mettere nuove radici.
Se nella prima fase della vita, divenuti autonomi, si spicca il volo per conoscere il mondo e se stessi, nella seconda si decide di mettere a frutto la conoscenza acquisita per lasciare il proprio contributo in quanto parte del tutto.
Si passa dal nomadismo alla stanzialità.
E’ così che la città diventa un diagramma cartesiano su cui stabilire le coordinate degli affetti, una ragnatela emotiva tessuta giorno dopo giorno con la paziente ritualità dei gesti quotidiani.
Le consuetudini trasformano lo stupore in familiarità, l’innamoramento in amore.
Forse è per questo che si-amo Milano.
Ed è questo amore che sarebbe bello esprimere, ciascuno con parole proprie.
Milano, la città a bassa valenza cromatica che spesso riduce la sua gamma di colori ad una scala di toni di grigio che la identificano come un luogo della maturità.
Milano, la città in cui la cultura giovanile, l’anima underground, non fanno quasi in tempo a manifestarsi che vengono subito riassorbite entro un approccio adulto ai problemi.
Milano, la città piccola rispetto al volano che sviluppa, che gioca la sua sopravvivenza nella fluidità della circolazione, la casa della moda e del design, della finanza e dell’editoria.
Milano, la città dal respiro internazionale, la sola in una Italia che si compiace del suo connaturato provincialismo.
Milano, la città che sempre ha accolto l’eccellenza di qualsiasi origine, che ha ospitato artisti e santi, Leonardo e Stendhal.
Da tutto questo bisogna partire per riappropriarsi dell’hic et nunc, per scattare un’istantanea senza pretese di oggettività ma che non rinuncia ad una ampiezza di visione.
Un’immagine in movimento, persino sfocata, che sarà utile a innescare quei processi di identificazione che creano il senso di comunità.
Usando le differenze per riconoscere le somiglianze.

Informazioni personali

La mia foto
Italia, Italia, Italy
A volte sento nel cuore una felicità inspiegabile: non ne ravvedo il motivo scatenante, zampillo gioia come una fontana che guarda al cielo. Io ho un SOGNO, che è più di niente.