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martedì 1 novembre 2011

Tutti i Santi 1 11 11

Vangelo Mt 5,1-12a
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli»

Countdown to 7 Billion



sabato 23 luglio 2011

Pindaro ha volato

Scattata a Burano, 2005


All’inizio, quando amiamo veramente una persona, la nostra più grande paura è che smetta di amarci. Ciò che invece dovrebbe davvero terrorizzarci è che non smetteremo mai di amarla. (Gregory David Roberts, Shantaram) 

Questa è la frase che Luca Bianchini ha scelto di anteporre al racconto di Giacomo e Rafael, di Elena, di Frida e Tamara (‘Siamo solo amici’, Mondadori).

Giacomo, e il quaderno dove lui, il portiere dell’Abbadessa, annota le sue considerazioni sugli ospiti della locanda; dove confessa l’inaccettabile, per accettarlo – scrivendolo: a se stesso, ma anche a chi, in fondo, spera legga quelle parole nascoste che bramano la luce.

Elena, balzata fuori - per un attimo, giusto il tempo di finire il capitolo - dalla ‘commedia dell’arte piccolo torinese’… un mondo laccato da cui in fondo non si vuole uscire, anche se fuori, là fuori, c’è l’Amore ad attenderti, a bramarti, a vivere per quell'atto di coraggio che mai sarai capace di fare.

Frida, che il nome aveva disegnato nella mia mente con i tratti e l’estro della pittrice messicana che, da bambina, disegnava una porta sui vetri appannati per poterne uscire con l'immaginazione… e invece? Frida assomiglia a Gesù.

Rafael e Tamara sono le chiavi di volta di un palcoscenico dove tutto sembra dover restare immobile giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Sono loro ad avere il coraggio di agire senza rispettare il copione: sono loro a capire che si può essere felici, e a essere d’esempio a tutti gli infelici del romanzo.

Finalmente un Capodanno degno di questo nome, all’apice della felicità, quella vera, vissuta, quella che ‘puoi provare solo a cose fatte’, non quella che sogni nella frustrante solitudine dei voli pindarici che resteranno sempre e solo fantasie alate…

Luca scrive che ‘ci sono notti nate per non essere dormite’ : il suo è un libro scritto per essere letto, alla ricerca di quelle risposte che forse non risolveranno tutti i problemi della nostra vita, ma che di certo ci daranno l’illusione che le cose possono cambiare, anche i desideri.

Amina

lunedì 11 aprile 2011

e la tavola è apparecchiata di bianco


Le vie più difficili

vengono percorse da soli,

la delusione, la perdita,

il sacrificio,

sono soli.

Persino il morto che risponde a ogni richiamo

e che non si nega a nessuna richiesta

non ci soccorre

e osserva

se noi non cediamo.

Le mani dei vivi che si tendono

senza raggiungerci

sono come i rami degli alberi d’inverno.

Tutti gli uccelli tacciono.

Si sente solo il proprio passo

e il passo che il piede non ha ancora fatto

ma che farà.

Fermarsi e voltarsi

non serve. Si deve

andare.

Prendi in mano una candela

come nelle catacombe,

la piccola luce respira appena.

E tuttavia, quando hai camminato a lungo,

il miracolo non tarda,

perché il miracolo sempre accade,

e perché senza grazia

non possiamo vivere:

la candela brilla per il respiro libero del giorno

tu la spegni sorridendo

quando appari nel sole

e tra i giardini che fioriscono

la città è davanti a te,

e nella tua casa

la tavola è apparecchiata di bianco.

E i vivi che perderemo

e i morti che non possiamo perdere

spezzano per te il pane e ti porgono il vino –

e tu senti di nuovo la loro voce

vicinissima

al tuo cuore.

Hilde Domin

venerdì 8 aprile 2011

infiniti e diversi


Nel primo chiarore del giorno,
vestite di luce e silenzio,
le cose si destan dal buio,
com'era al principio del mondo.

La liturgia cattolica invita ad affacciarsi al nuovo giorno con la preghiera, la lode: ho sperimentato questo approccio durante un breve ritiro che feci lo scorso anno presso le monache benedettine, con le quali condivisi due giorni di preghiera e di riflessione.

Banana Yoshimoto dice che 'i viaggi moltiplicano le vite degli uomini'.
Il viaggio dentro di sè, la ricerca della Luce, ci aiuta a dare un senso all'unica Vita nella quale abbiamo consapevolezza di esistere.

Mi piace assaporare gli istanti che evolvono dal momento in cui apro gli occhi, quando lotto per non uscire da quel mondo incantato che mi rapisce quando, la sera, mi abbandono al buio, alla notte, al silenzio dei pensieri.

Riprendere contatto con la realtà - con passo lento - è come tornare da un viaggio che avrei voluto prolungare... ma la luce vince sul buio, ed infine mi sorprendo felice nel ritrovarmi là dove avevo chiuso gli occhi, gioiosa nel poter assaporare l'intensità che emana dalle cose che mi sono famigliari e che, minuto dopo minuto, riprendono forma e sostanza.

Inizia così la mia giornata.

'Sono infiniti e diversi i modi di assaporare la vita, non voglio dimenticarlo mai'
(B. Yoshimoto)

Amina


L'immagine è un'alba immortalata a Lignano nel giorno del mio compleanno 2009.



venerdì 4 marzo 2011

Everything happens in perfect time*


Voi siete un principe, una principessa, e un regno vi attende: dovete forse gettarvi in preda alla disperazione e allo scoramento perchè dovete attendere ancora un po'?

da 'I semi della felicità', Omraam Mikhael Aivanhov, Ed. Prosveta

mercoledì 23 febbraio 2011

Con Re Spera


Ora il mio sforzo dev'essere conciliare consapevolezze e paure.
E far vincere la Speranza.

Amina, oggi 23 Febbraio 2011

martedì 11 gennaio 2011

Tutta la vita


"Vorrei passare tutta la vita con una dea irrazionale e sospettosa, con un assaggio di gelosia furibonda come contorno e una bottiglia di vino che abbia il tuo sapore e un bicchiere che non sia mai vuoto"

'Una magnifica annata' (regia di Ridley Scott, con Russell Crowe)

martedì 5 ottobre 2010

giovedì 7 gennaio 2010

Snow


Per gli uomini non è meglio che tutto quanto accada come essi vogliono.

(Eraclito, frammento 110)

martedì 17 novembre 2009

Un cuore di carne

Vi darò
un cuore nuovo,
metterò
dentro di voi
uno spirito nuovo,
toglierò da voi
il cuore di pietra
e
vi darò
un cuore di carne.



Ezechiele 36,26

giovedì 17 settembre 2009

Il dono dell'eleganza, della fantasia, della speranza


Dal saluto ai fedeli in occasione del rientro del simulacro della Madonna dei Martiri nella sua basilica a Molfetta, dopo i festeggiamenti (13-9-1992)

Prima che la Madonna rientri nel suo santuario noi vogliamo chiederle qualche favore, qualche grazia in più, ma grazia spirituale. Non abbiamo bisogno di chiederle (o meglio il bisogno ce l’'avremmo), ma mi sembra sprecato chiederle delle cose materiali.

Intanto le chiediamo il dono dell'eleganza.

Eleganza che significa buon gusto, che significa rispetto dell’altro, che significa accoglienza, che significa sorriso, che significa fare posto all'altro perché passi per primo, perché salga per primo sull’autobus, perché trovi per primo il posto sul treno, perché si serva prima al bar, perché davanti ai mercati possa essere servito prima e faccia per primo la sua richiesta. Questo farsi avanti per cedere il posto all'altro significa sorriso, significa rispetto per le cose altrui, significa punteggiare il proprio discorso, le proprie parole, con le espressioni «prego», «chiedo scusa», che non sono una formalità.È un dono spirituale, non è un dono di galateo che noi chiediamo a Maria.
Lo vogliamo chiedere con tutta la forza, perché se noi siamo capaci di offrire accoglienza... se noi siamo rispettosi a non sollevare il volume della radio o della televisione, a non suonare il pianoforte in ore impossibili per non disturbare gli altri… allora vuol dire che abbiamo rispetto per gli altri. Il dono dell'eleganza è anche eleganza nel vestire, che non significa portare gli abiti firmati, ma significa portare gli abiti che non diano fastidio agli altri, che non inducano gli altri in pensieri turbinosi.
Eleganza significa bellezza, significa cura del proprio corpo, significa amore per la vita, amore per le cose che ci circondano, gioia di sentirsi incastonati in questo paesaggio di tenerezza che amiamo tutti quanti noi.

E poi un'altra cosa dobbiamo chiedere, un altro dono.
Il dono che vorrei fosse richiesto da tutti quanti noi, è il dono della fantasia, che è il dono dell'estro, il dono del rinnovamento, il dono di prevvigenza, il dono di giovinezza.Perché l'estro, la fantasia ce l'hanno i giovani, ce l'hanno gli adolescenti, ce l'hanno i bambini, coloro cioè che si aprono alla vita. Allora chiedendo alla Vergine santa, stasera, il dono della fantasia vogliamo chiedere il dono della freschezza interiore, il dono della spiritualità rutilante, capace di rinnovare le cose, capace di intuire anche strade nuove per il rinnovamento comunitario della nostra città.
Oggi soprattutto che sta vivendo momenti difficili.Chiedere il dono della fantasia significa anche chiedere il dono della grazia interiore.
Chiedere il dono della comprensione che se la nostra vita non si lega al Vangelo e al Signore noi rimaniamo sempre sugli stessi schemi fissi, ripetitivi che non ci danno la gioia.

E un'ultima cosa chiediamo a Maria: la speranza. […]
Verranno tempi duri: inutile che ce lo nascondiamo.
Dobbiamo dircelo qui, ai piedi della madre, perché sia lei a renderli più dolci.Verranno tempi duri per la nostra vita nazionale.
Verranno tempi duri proprio nel momento in cui ci stiamo preparando a vivere l'esperienza nella casa comune della nuova Europa, che a me si presenta anche con tristi presagi perché ha più il sapore di una convivenza economica, di una cassa comune che di una casa comune.
Sembra più l'Europa dei mercanti che dei fratelli che si trovano tutti quanti insieme e vivono la loro identità aperta per aprirsi anche all'accoglienza degli altri.
Tempi duri. […]
Verranno tempi difficili, ma noi li dobbiamo affrontare con grande speranza.
Perché se ce la mettiamo tutta le cose dovranno cambiare.
Dovranno cambiare anche per la nostra città.

Non abbiate paura, quindi, carissimi fratelli.
Chiediamo al Signore, chiediamo alla Vergine santa che faccia traboccare nel nostro cuore la speranza in tempi migliori.
Ce la possiamo fare.
Soprattutto se il Vangelo, l'onestà, la purezza dei giovani, la trasparenza, il rispetto del corpo proprio e degli altri, il ritorno alla fontana antica ci sosterranno in questo nostro cammino.

La Vergine santa faccia scendere la sua benedizione su tutte le nostre case.[…]

Ecco perché sento che la Vergine santa, stasera, voglia benedirci proprio con queste parole, con le parole di una splendida preghiera irlandese che io faccio mia e che rivolgo a ciascuno di voi come se fossero espressioni della Madonna:

«Carissimi fratelli tutti, la strada vi venga sempre dinanzi e il vento vi soffi alle spalle e la rugiada bagni sempre l'erba su cui poggiate i passi.
E il sorriso brilli sempre sul vostro volto.
E il pianto che spunta sui vostri occhi sia solo pianto di felicità.
E qualora dovesse trattarsi di lacrime di amarezze e di dolore ci sia sempre qualcuno o qualcuna pronto ad asciugartele.
Il sole entri a brillare prepotente nella vostra casa a portare tanta luce, tanta speranza e tanto calore»

+ don Tonino Bello, vescovo [ 13-9-1992 ]

lunedì 22 giugno 2009

Preghiera, di Francesco Nigri





Silenzioso
attendo
seduto su me
lo sguardo di vita

Silenzioso di me
del superfluo
ed inutile

CercarTi

Silente sorridi
e senza parole
sono un fiume
di parole silenti

Sguardi interiori
e interiori intese
nel tempo che
esiste solo dentro
l’attorno
qui dove sei

Ciò che sono
è sul banco

Ciò che sei
nell’altare del cuore

TrovarTi

Silente mi
prendi per mano
e siedi con me
sul banco del vissuto

Canta il cuore
di sorrisi evidenti

Confidenze

Indicarmi l’amare
nel mistero
insondabile

RiconoscerTi
sulla strada
di Emmaus

Raccogliermi in Te
e ritrovarTi sempre
nelle prossime strade
in ogni viandante

Ti porterò con me
oltre i silenzi
oltre i rumori

Ogni vissuto
sarà parlare con Te
sarà parlare di Te
e cantare
di sorrisi evidenti

Francesco Nigri

Copyright©2009 FrancescoNigri-inedita


TUTTI I DIRITTI RISERVATI
ALL RIGHTS RESERVED
TOUS LES DROITS RESERVES

I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica,
di riproduzione e di adattamento anche parziale, con
qualsiasi mezzo, sono
riservati per tutti i Paesi
***
Quando ho letto la poesia di Francesco ho desiderato immediatamente pubblicarla qui, nel diario intimo di quel mio IO che ho chiamato Amina.
La Preghiera rappresenta spesso per me l'unica ala a cui aggrapparmi per non cadere, e, al contrario... Volare.
Si può pregare ovunque, la Preghiera è nel nostro Cuore, ma ci sono luoghi dove è più facile entrare in contatto con se stessi, abbandonare la zavorra e abbandonarsi a Lui, a quel Suo abbraccio che avvolge, scalda, consola, conforta, sostiene...
Per Amina la Chiesa degli Angeli Custodi in Torino è un nido fatto di nuvole calde e morbide come Mani, un nido dove rifugiarsi per trovare l'abbraccio del Divino e la solida presenza dell' Angelo Custode...

martedì 10 marzo 2009

«È buona?»


"Ieri sera stavo amministrando l'Eucarestia, durante la Messa solenne, quando si è presentato un papà con la figlioletta in braccio.


«Il Corpo di Cristo».

Amen.

E gli ho fatto la Comunione.

La bambina allora, che osservava con occhi colmi di stupore, si è rivolta a suo padre e gli ha chiesto: «È buona?».

Sono rimasto letteralmente bruciato da quell'interrogativo.

A tal punto, che mi son dovuto fermare.

Poi, con la pisside in mano, mi son fatto largo fra la gente, ho raggiunto quel signore che si era già allontanato, e ho sentito il bisogno di dare un bacio alla sua bambina.

Quella domanda mi è parsa splendida.

E siccome nell'omelia avevo detto che in fatto di Fede possiamo trasmettere agli altri solo ciò che sperimentiamo noi stessi, ho pensato che il Signore, con la battuta ingenua di una bambina e nel linguaggio spontaneo dei semplici, avesse voluto restituirmi la sintesi del mio lungo discorso.

In effetti, ciò che rende credibili sulle nostre labbra di annunciatori la trasmissione del messaggio di Gesù è soltanto l'esperienza che noi per primi facciamo della sua verità.

Una verità che non passa, se chi la trasmette non ne pregusta un assaggio e non se ne nutre in abbondanza.

La domanda di quella bambina, perciò, ci stringe d'assedio, perché chiama in causa non tanto il nostro sapere religioso, quanto lo spessore del nostro vissuto concreto.

«È buona?».

Perché, se la mensa di cui tu parli ti riempie di forze, desidero sedermi anch'io alla tua tavola. Spezzane un po' anche per me di quel pane che tu gusti avidamente.

Fammi bere alla stessa brocca, se è vero che quell'acqua toglie la sete e ti placa l'arsura dell'anima.

«È buona?».

Perché se l'hai già provato tu che la legge del Signore è perfetta e rinfranca l'anima, come dicono i Salmi, o che gli ordini del Signore fanno gioire il cuore, e le sue parole sono più dolci del miele e di un favo stillante... fa assaporare pure a me queste delizie del palato e non escludermi da condivisioni di così squisita bontà.

Carissimi, io non so bene cosa ieri sera, a Messa, avesse voluto da me il Signore, il quale per dirla ancora con le Scritture, si esprime spesso con la bocca dei bimbi e dei lattanti.

Ha voluto provocarmi a uscire dall'assuefazione ad un cibo troppo distrattamente consumato?

Ha inteso rimproverarmi la sistematica assenza di gratitudine per il Suo Pane disceso dal cielo? Ha voluto farmi prendere coscienza con quanto poco stupore accolgo la ricchezza dei suoi doni?Non lo so.

Certo è che, se quella bambina avesse potuto capirmi e io mi fossi sentito meno indegno di accreditarmi certi meriti, avrei risposto per conto del suo papà, rimasto muto, e avrei voluto dirle: «Sì che è buona l'eucarestia».

Così come è buona la sua Parola.

Così come è buona la sua amicizia.

Così come è buona la sua Croce.

Te lo dico io che non posso più resistere senza quell'Ostia.

Che non so più fare a meno della sua Parola di vita eterna.

Che sperimento la sua amicizia, sia nel gaudio di quando Lui mi è accanto, come nella nostalgia quando mi manca.

Te lo dico io che ho una croce leggera sul petto, e una pesante sulle spalle.

Quest'ultima, però, da quando ho capito che è una scheggia di quella portata da Lui, da simbolo delle mie sconfitte, si è tramutata in fontana di speranza.

Per me e per gli altri.

Parola di uomo!»".

(don Tonino Bello)

Informazioni personali

La mia foto
Italia, Italia, Italy
A volte sento nel cuore una felicità inspiegabile: non ne ravvedo il motivo scatenante, zampillo gioia come una fontana che guarda al cielo. Io ho un SOGNO, che è più di niente.