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martedì 24 luglio 2012

Sotto il fico

Verceia, 22 luglio 2012

Da qui si doveva cominciare: il cielo.

Finestra senza davanzale, telaio, vetri. 

Un'apertura e nulla più, 

Ma spalancata. 

W. Szymborska, da Il cielo

lunedì 2 maggio 2011

"Che cosa è il desiderio?"


"Che cosa è il desiderio?"


"Sentimento..."


"Non solo questo.

E il segno della lontananza.

Non desideri ciò che già possiedi".

(Dialoghi con l'Angelo, Gitta Mallasz)



lunedì 11 aprile 2011

e la tavola è apparecchiata di bianco


Le vie più difficili

vengono percorse da soli,

la delusione, la perdita,

il sacrificio,

sono soli.

Persino il morto che risponde a ogni richiamo

e che non si nega a nessuna richiesta

non ci soccorre

e osserva

se noi non cediamo.

Le mani dei vivi che si tendono

senza raggiungerci

sono come i rami degli alberi d’inverno.

Tutti gli uccelli tacciono.

Si sente solo il proprio passo

e il passo che il piede non ha ancora fatto

ma che farà.

Fermarsi e voltarsi

non serve. Si deve

andare.

Prendi in mano una candela

come nelle catacombe,

la piccola luce respira appena.

E tuttavia, quando hai camminato a lungo,

il miracolo non tarda,

perché il miracolo sempre accade,

e perché senza grazia

non possiamo vivere:

la candela brilla per il respiro libero del giorno

tu la spegni sorridendo

quando appari nel sole

e tra i giardini che fioriscono

la città è davanti a te,

e nella tua casa

la tavola è apparecchiata di bianco.

E i vivi che perderemo

e i morti che non possiamo perdere

spezzano per te il pane e ti porgono il vino –

e tu senti di nuovo la loro voce

vicinissima

al tuo cuore.

Hilde Domin

venerdì 8 aprile 2011

infiniti e diversi


Nel primo chiarore del giorno,
vestite di luce e silenzio,
le cose si destan dal buio,
com'era al principio del mondo.

La liturgia cattolica invita ad affacciarsi al nuovo giorno con la preghiera, la lode: ho sperimentato questo approccio durante un breve ritiro che feci lo scorso anno presso le monache benedettine, con le quali condivisi due giorni di preghiera e di riflessione.

Banana Yoshimoto dice che 'i viaggi moltiplicano le vite degli uomini'.
Il viaggio dentro di sè, la ricerca della Luce, ci aiuta a dare un senso all'unica Vita nella quale abbiamo consapevolezza di esistere.

Mi piace assaporare gli istanti che evolvono dal momento in cui apro gli occhi, quando lotto per non uscire da quel mondo incantato che mi rapisce quando, la sera, mi abbandono al buio, alla notte, al silenzio dei pensieri.

Riprendere contatto con la realtà - con passo lento - è come tornare da un viaggio che avrei voluto prolungare... ma la luce vince sul buio, ed infine mi sorprendo felice nel ritrovarmi là dove avevo chiuso gli occhi, gioiosa nel poter assaporare l'intensità che emana dalle cose che mi sono famigliari e che, minuto dopo minuto, riprendono forma e sostanza.

Inizia così la mia giornata.

'Sono infiniti e diversi i modi di assaporare la vita, non voglio dimenticarlo mai'
(B. Yoshimoto)

Amina


L'immagine è un'alba immortalata a Lignano nel giorno del mio compleanno 2009.



mercoledì 16 marzo 2011

'Una canzone per ogni calice'


Portacomaro (Asti), 12 Marzo 2011 #Grignolino1
Ed eccoci qui, tutti seduti in un silenzio colmo di attese.
L’ambiente è suggestivo, tetto spiovente e legno dappertutto.
Fabrizio, aka Enofaber, si muove tra i tavoli con piglio deciso e sguardo fiero.
Nei calici un nettare rubino: ci si vede attraverso, lo noto e la trovo una cosa curiosa.
Questo Grignolino si presenta subito con una nota singolare.
Mi sento una scolaretta delle elementari invitata a partecipare ad una lezione universitaria.
Intorno a me i nasi sprofondano nei bicchieri, le persone si scambiano considerazioni dotte, da conoscitori. Se chiudo gli occhi e li ascolto ho l’impressione che parlino dell’ultimo arrivato nella compagnia di amici: ognuno dice la sua, qualcuno lo conosce e lo descrive con dettaglio e precisione, altri azzardano le prime impressioni.
La passione dei produttori presenti diffonde tra i partecipanti un entusiasmo che lievita nell’incontro con quello espresso da chi di vino scrive, di chi al vino organizza feste ed eventi… quanto amore, quale profondo rispetto, quanta gratitudine sgorga dalle parole di chi viene invitato a raccontare le emozioni che il Grignolino suscita.
Il Grignolino.
Mi ero quasi dimenticata di lui, distratta dall’atmosfera coinvolgente e calda che, lo comprendo solo ora, è tutta merito suo.
ci presentiamo?
Avvicino alla bocca il primo calice, poi il secondo… ad ogni sorso cerco il riscontro di quello che gli ospiti, coinvolti dalla simpatia e dall’abilità di Fabrizio, esprimono con parole vibranti di emozioni che superano le conoscenze e le competenze tecniche.
Riconosco ad ogni mescita un carattere proprio, distintivo: non sono in grado di esprimerlo con le parole appropriate, nè di classificarlo, ma sento le differenze e, calice dopo calice, piano piano si delineano le mie preferenze.
Ti piaccio? Non serve tu mi dica perché o per come… ti piaccio?
E’ lui, è il Grignolino che mi parla, che richiama la mia attenzione su di sé.
Sì, Grignolino, mi piaci, mi piaci per il rosso profumato di cui ti ammanti, per quel solletichio che, a volte quasi impercettibilmente, fai saltellare veloce in bocca.
Mi piaci perché parli una lingua che comprendo e non sapevo di conoscere, un linguaggio che non è fatto di parole ma di emozioni, di sensazioni, di risvegli.
Umanità.
Amina, Aka Carlottella
"E quando in inverno spillate il vino, fate che nel vostro cuore vi sia una canzone per ogni calice; E fate che nella canzone vi sia un ricordo dei giorni d'autunno, della vigna, e del torchio." K. Gibran, Il profeta
(foto di Roberto aka Cromobox)

mercoledì 16 febbraio 2011

Intuito


Quando facciamo valere l'intuito,
siamo come una notte stellata:
fissiamo il mondo con migliaia di occhi.

da 'Donne che corrono con i lupi',
Clarissa Pinkola Estés

venerdì 22 ottobre 2010

maree

è bello sapere
che c'è
chi ti vuole
così bene
da ascoltare
il tuo cuore
nelle sue
tasche
Amina

giovedì 30 settembre 2010

Se Tu esisti


Trascurando tutte le prove (ontologiche e altre) dell'esistenza di Dio, pretendere da Lui stesso una prova è di per sè una prova della sua esistenza, dato che esiste qualcuno da cui pretenderla.


Elena Andreevna Schwartz

mercoledì 23 giugno 2010

Sìamo Milano, di Fabio Novembre


Siamo Milano, si amo Milano!

Siamo Milano!
E’ impossibile negarlo, è importante riconoscerlo.
Una città senza i suoi abitanti è come un corpo senza vita e noi siamo il soffio vitale che anima lo spazio fisico identificato da 2600 anni come Milano.
Trattandosi di spazio fisico, ancora di più vale il diritto di terra su quello di sangue ed è per questo che milanesi si diventa, non si nasce.
Decidere di trascorrere il breve intervallo della propria vita in un luogo piuttosto che in un altro equivale a un atto d’amore consapevole che stabilisce un legame profondo con quella terra scelta per mettere nuove radici.
Se nella prima fase della vita, divenuti autonomi, si spicca il volo per conoscere il mondo e se stessi, nella seconda si decide di mettere a frutto la conoscenza acquisita per lasciare il proprio contributo in quanto parte del tutto.
Si passa dal nomadismo alla stanzialità.
E’ così che la città diventa un diagramma cartesiano su cui stabilire le coordinate degli affetti, una ragnatela emotiva tessuta giorno dopo giorno con la paziente ritualità dei gesti quotidiani.
Le consuetudini trasformano lo stupore in familiarità, l’innamoramento in amore.
Forse è per questo che si-amo Milano.
Ed è questo amore che sarebbe bello esprimere, ciascuno con parole proprie.
Milano, la città a bassa valenza cromatica che spesso riduce la sua gamma di colori ad una scala di toni di grigio che la identificano come un luogo della maturità.
Milano, la città in cui la cultura giovanile, l’anima underground, non fanno quasi in tempo a manifestarsi che vengono subito riassorbite entro un approccio adulto ai problemi.
Milano, la città piccola rispetto al volano che sviluppa, che gioca la sua sopravvivenza nella fluidità della circolazione, la casa della moda e del design, della finanza e dell’editoria.
Milano, la città dal respiro internazionale, la sola in una Italia che si compiace del suo connaturato provincialismo.
Milano, la città che sempre ha accolto l’eccellenza di qualsiasi origine, che ha ospitato artisti e santi, Leonardo e Stendhal.
Da tutto questo bisogna partire per riappropriarsi dell’hic et nunc, per scattare un’istantanea senza pretese di oggettività ma che non rinuncia ad una ampiezza di visione.
Un’immagine in movimento, persino sfocata, che sarà utile a innescare quei processi di identificazione che creano il senso di comunità.
Usando le differenze per riconoscere le somiglianze.

mercoledì 10 marzo 2010

'v'a'r'c'o'


c'era una bambina dietro il vetro della finestra, non pensò a niente,
"Mi manchi". mandò a dire al merlo attraverso un fiocco di neve.
Il merlo sentì un freddo bacio che aprendosi un varco tra la terra e le radici dell'oleandro, raggiungeva le sue piume proprio sotto l'occhio sinistro.
"E' un risveglio?" chiese al nero del campo.
"E' lo sforzo di farti un mantello". gli sussurrò il fiocco di neve.
"Ho i brividi, - pensò il merlo - e il desiderio perduto di una bambina"


[grazie a Chandra Livia Candiani per la melodia delle sue note parlate]

venerdì 5 marzo 2010

]A[


A, si chiama così lei.

Il suo stato d’animo lo senti dai passi. Dal procedere, dal peso dei suoi passi.

Musica senza parole. Né note, né silenzi.

Né pieno, né vuoto. È il loro contrappunto.

Eccola la musica. Lunghezza che si fa distanza. Distanza che si fa lunghezza.

E straccia la griglia delle polarità: le allontana e le avvicina.

I suoi occhi, ad esempio. No, non è lo sguardo. È il battito. Il ritmo. Lei è tutta lì.

Dagli occhi alle guance alle labbra: senza contorni.

Curve, anche cromatiche; non scalini.

Ecco.

Le persone seguono uno spartito.

Lei ci scarabocchia sopra.

Semplice, segue la sua personalità. Il suo estro.

Ondivaga come una sirena.

Leggera come una foglia. Che si lascia andare.

Tra un’onda e l’altra.

Lei, anello di congiunzione di quel mare.

Un mare compreso tra quadre, rovesciate, che chiudono e schiudono il nostro cerchio.


di A. Di Sapio, edita in Parvenu - bimestrale di cultura e umanità varia - Anno 1 Numero 0 - 1° febbraio 2008: http://www.compagniadelsigillo.it/index.php?option=com_content&task=view&id=50&Itemid=88
***
Foto dell'opera 'La Lettera A' di Joanperre Massana (2004)

martedì 2 marzo 2010


Senza parlare

sei arrivata

come una vera regina,

di nascosto

hai posto i piedi

dentro l'anima.


(R. Tagore)



L'autore della foto sono io :-)

mercoledì 24 febbraio 2010

Allegro ma non troppo


Sei bella - dico alla vita -

è impensabile più rigoglio,

più rane e più usignoli,

più formiche e più germogli.


Cerco di accattivarmela,

di blandirla, vezzeggiarla.

La saluto sempre per prima

con umile espressione.


Le taglio la strada da sinistra,

le taglio la strada da destra,

e mi innalzo nell'incanto,

e cado per lo stupore.


Quanto è di campo questo grillo,

e di bosco questo frutto -

mai l'avrei creduto

se non avessi vissuto!


Non trovo nulla - le dico -

a cui paragonarti.

Nessuno ha fatto un'altra pigna

né migliore, né peggiore.


Lodo la tua larghezza,

inventiva ed esattezza,

e cos'altro - e cosa più -

magia, stregoneria.


Mai vorrei recarti offesa,

né adirarti per dileggio.

Da centomila anni almeno

sorridendo ti corteggio.


Tiro la vita per una foglia:

si è fermata? Se n'è accorta?

Si è scordata dove corre,

almeno per una volta?


Wislawa Szymborska

mercoledì 6 maggio 2009

Perchè mi capita questo?

Di fronte a certi avvenimenti o situazioni della vita vi sentite turbati, disorientati, e non sapete più che fare.
Ma non saper più cosa fare non giustifica il fatto che abbandoniate quella che sapete essere la buona via. Anzi, allora più che mai dovete rimanere sul cammino. Non fatevi illusioni, la vita non si conformerà mai ai vostri desideri e ai vostri bisogni; sta a voi adottare il giusto atteggiamento che vi permetterà di trovare la soluzione alle vostre difficoltà e i rimedi alle vostre sofferenze.
Lamentarsi continuamente dicendo: «Perché le persone sono così? Perché mi capita questa grana? Perché l’esistenza è tanto difficile?» non serve a niente.
Inutile porsi tali domande.
Viceversa, bisogna chiedersi: «Come devo comprendere ciò che mi capita? Come lo posso utilizzare? Come posso trasformarlo facendo in modo che sia utile alla mia evoluzione e al bene degli altri?»
Ecco le domande che bisogna porsi.
È allora che si avanza, e tutte le circostanze serviranno solo a rafforzarci."
Omraam Mikael Aivanhov

domenica 25 febbraio 2007

L'impero della luce

Grigio
Non dentro di me

Piove
Non nel mio Cuore

A un passo dal possibile
A un passo da te
Paura di decidere
Paura di me
Di tutto quello che non so
Di tutto quello che non ho
Eppure sentire
Nei fiori tra l’asfalto
Nei cieli di cobalto c’è
Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio c’è
Un senso di te
C’è un senso di te


Ormai siamo ad un passo
Ad un passo dal possibile
Quel possibile che agogniamo
Quel possibile che temiamo
E’ possibile
Sarà.

Paura
Paura di me
Di quello che sono
Di quello che non sono

Paura di noi
Di quello che non siamo
Di quello che saremo

Paura di quello che non abbiamo
Di quello che potremo avere

Eppure

Eppure sentire
Nel silenzio del cuore d’asfalto
Nella luce dei pensieri di cobalto
Nel profumo delle emozioni che affiorano
Sentire il senso di te



"Eppure Sentire (Un Senso di Te)", Elisa

L'Impero della Luce, Magritte

Informazioni personali

La mia foto
Italia, Italia, Italy
A volte sento nel cuore una felicità inspiegabile: non ne ravvedo il motivo scatenante, zampillo gioia come una fontana che guarda al cielo. Io ho un SOGNO, che è più di niente.