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domenica 6 novembre 2011

Torta di zucca antica

Torta di zucca antica

Mi sono innamorata subito di questa ricetta, dal momento in cui mia mamma me ne ha parlato, porgendomi un foglio di quaderno che ha fatto emergere dal fondo di 'Giacobbe', la sua borsa di pelle nera. 
Ancora oggi la calligrafia di mia mamma mi riporta ai tempi della scuola, alle correzioni che apportava ai compiti che le facevo controllare prima di consegnarli alla maestra.
Nel giorno dei morti, dopo essere stata a salutare i miei nonni al cimitero del paese dove è cresciuta, è stata ospite a pranzo dalla 'mitica Mary', un'amica di famiglia nota in tutto l'alessandrino (e non solo :) per le sue doti di cuoca.
Ricordo di  quella giornata di tuffi nel passato, la ricetta di questo dolce piemontese, tanto caro a mia cugina.


Amina



Cuocere la zucca nel forno, al vapore o in un pentolino con poca acqua a fuoco lento.
Schiacciare la polpa, unire 4 oppure 6 uova intere, torrone a pezzetti, cioccolato fondente a pezzetti, 2 oppure 3 cucchiai di miele, cacao amaro in polvere, amaretti sbriciolati, 1 brick di panna, pinoli, buccia di limone, 1 vanillina e rhum.
Imburrare la teglia e cospargerla di amaretti sbriciolati.
In alternativa usare la carta forno inumidita.
Cuocere in forno caldo a 170 gradi per un’ora e mezza.

sabato 23 luglio 2011

Pindaro ha volato

Scattata a Burano, 2005


All’inizio, quando amiamo veramente una persona, la nostra più grande paura è che smetta di amarci. Ciò che invece dovrebbe davvero terrorizzarci è che non smetteremo mai di amarla. (Gregory David Roberts, Shantaram) 

Questa è la frase che Luca Bianchini ha scelto di anteporre al racconto di Giacomo e Rafael, di Elena, di Frida e Tamara (‘Siamo solo amici’, Mondadori).

Giacomo, e il quaderno dove lui, il portiere dell’Abbadessa, annota le sue considerazioni sugli ospiti della locanda; dove confessa l’inaccettabile, per accettarlo – scrivendolo: a se stesso, ma anche a chi, in fondo, spera legga quelle parole nascoste che bramano la luce.

Elena, balzata fuori - per un attimo, giusto il tempo di finire il capitolo - dalla ‘commedia dell’arte piccolo torinese’… un mondo laccato da cui in fondo non si vuole uscire, anche se fuori, là fuori, c’è l’Amore ad attenderti, a bramarti, a vivere per quell'atto di coraggio che mai sarai capace di fare.

Frida, che il nome aveva disegnato nella mia mente con i tratti e l’estro della pittrice messicana che, da bambina, disegnava una porta sui vetri appannati per poterne uscire con l'immaginazione… e invece? Frida assomiglia a Gesù.

Rafael e Tamara sono le chiavi di volta di un palcoscenico dove tutto sembra dover restare immobile giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Sono loro ad avere il coraggio di agire senza rispettare il copione: sono loro a capire che si può essere felici, e a essere d’esempio a tutti gli infelici del romanzo.

Finalmente un Capodanno degno di questo nome, all’apice della felicità, quella vera, vissuta, quella che ‘puoi provare solo a cose fatte’, non quella che sogni nella frustrante solitudine dei voli pindarici che resteranno sempre e solo fantasie alate…

Luca scrive che ‘ci sono notti nate per non essere dormite’ : il suo è un libro scritto per essere letto, alla ricerca di quelle risposte che forse non risolveranno tutti i problemi della nostra vita, ma che di certo ci daranno l’illusione che le cose possono cambiare, anche i desideri.

Amina

giovedì 19 maggio 2011

Calici e microfono



Alzare un calice o impugnare un microfono sono due gesti che svolgo con la medesima naturalezza.
Sono cresciuta in una famiglia sulla cui tavola il vino ha sempre avuto un posto d'onore.
Dei miei bisnonni, l'uno aveva la Cantina Sociale di Asti, l'altro - medico per passione - gestiva le proprietà dei Principi d'Aremberg, che poi acquistò continuando a produrre il vino che per anni mantenne sull'etichetta anche l'antica dicitura.
Da bambina, nel giorno di Natale o per la Festa della Mamma, chiedevo di poter stare in piedi su una sedia mentre, davanti ad una platea più o meno numerosa, brandivo orgogliosa un microfono giocattolo e recitavo la poesia, cantavo o raccontavo filastrocche spesso di mia invenzione.
Quale meraviglioso stupore quando, sabato scorso, a Nizza Monferrato (AT), in occasione di #Barbera2 - evento organizzato dagli amici Gianluca Morino e Monica Pisciella – un amico si è avvicinato per esprimermi il suo personale apprezzamento per il coraggio che avevo dimostrato quando, durante la degustazione, interpellata per presentarmi, avevo 'osato' e mi ero lanciata ad esprimere le mie considerazioni sulle Barbera che stavamo degustando.
L'evento #Barbera2, nato e alimentato giorno dopo giorno sul web, in special modo su Twitter, ha offerto a molti, esperti conoscitori del vino e curiosi appassionati, l'occasione di conoscere, apprezzare, mettere a confronto la Barbera prodotta in Piemonte e quella coltivata in California.
Dei 10 calici offerti ai nostri palati, 5 profumavano di Terra Sabauda, 5 di Stati Uniti.
Onestamente non sapevo cosa aspettarmi: la Barbera è pur sempre la Barbera, pensavo.
Ero curiosa di capire se un vitigno, che si chiama pur sempre 'Barbera', potesse davvero esprimersi in maniera diversa a seconda che venisse coltivato al di qua o al di là dell'Oceano.
Ed è con questo spirito che ho iniziato a degustare il nettare che i ragazzi della Scuola Alberghiera di Agliano (località che conosco perchè i miei nonni ci andavano in vacanza) versavano nei calici che, panciuti e trasparenti, rendevano la mia postazione simile al regno di una maga che crea pozioni magiche e filtri amorosi.
Non so quali siano i parametri che gli esperti utilizzano per dare valutazioni sul vino, e alcuni dei profumi che spesso sanno riconoscere, credo di non averli mai sentiti nella mia esperienza di vita.
Mi affascina ascoltare chi del vino sa parlare con maestria e preparazione, talvolta riuscendo perfino a far scoprire note nascoste a palati non allenati.
Intorno a quel tavolo, però, ero stata invitata anche io, e quando Monica mi ha offerto il microfono, non ho perso l’occasione di raccontare il mio modo di apprezzare la Barbera, vera protagonista dell’evento.
Mi sono espressa per immagini, modalità che mi appartiene e che spesso mi fornisce il modo per condividere emozioni e sensazioni che altrimenti resterebbero nella sfera dell’inespresso.
Ed ecco che le Barbera Americane si sono presentate agli occhi del mio gusto come un bambino che salta la corda, braghette corte, scarponcini e maglioncino a righe.
Accaldato, ridanciano, saltellando oscilla di qua e di là della corda, vivace e sbarazzino.
L’anima seria del Piemonte ben si esprime invece nelle Barbera Italiane, più simili ad un bambino che, composto, indossando il suo ineccepibile completo per la scuola, fa i compiti.
Il capo chino, le gambe avvicinate, concentrato in quel che sta facendo, ma con l’espressione sorridente di chi sa che, dopo il dovere, potrà correre nei prati rincorrendo le farfalle.
Proprio come noi che, dopo la degustazione, ci siamo ritrovati nel giardino di Cascina Garitina per continuare a condividere la gioia dello stare insieme sulle note di una musica che la Barbera ha iniziato a farci sentire quando, qualche tempo fa, iniziò su Twitter il countdown: -48 a #Barbera2!

La foto è merito dell'amico Marco.

martedì 19 aprile 2011

Acqui



Sentirsi attesi da un Luogo, avvertire un legame profondo con la Terra che ci ha accolti quando, bambini, trascorrevamo le serate estive sdraiati nell'erba a cantare a squarciagola Gloria, manchi tu nell'aria o ancora E guardo il mondo da un oblò sulle note graffiate di un giradischi portatile giallo senape...

Ho vissuto la mia prima infanzia in Piemonte e, pur essendo cresciuta in Veneto, ho sempre proclamato a gran voce le mie origini, la mia appartenenza alla Terra Sabauda.

Io Sono Piemontese.
Anche se parlo con cadenza Veneta, a tratti Lombarda, talora condita con qualche 'neh' che spezza il ritmo e confonde le idee!

Ogni volta che dal treno - o sull'autostrada - leggo il cartello PIEMONTE, dentro di me una vocina erompe felice: 'casa'!

E' sempre stato così, da quando, trasferiti a Padova, andavamo a trovare i nonni a Quargnento (Al) per le feste comandate o per qualche ricorrenza famigliare.

Non è la permanenza in un luogo a fartene sentire parte: è l'Anima che, respirando i profumi, le parole, i sapori, i rumori, i colori di quella Terra li riconosce affini, plasmati nella stessa materia in cui - lieve, eterea - delinea il tuo Essere qui ed ora.

E così tu le appartieni, e quel che ti dà non lo trovi da nessun'altra parte al mondo, perché Lei è la Terra dei tuoi Avi, è il Luogo dove sei stata pensata, voluta... dove forse tornerai o forse no, ma dove sei sempre attesa, accolta, protetta e amata anche se nessuno te lo viene a sussurrare all'orecchio.

...ricordi di una domenica ad Acqui Terme.

mercoledì 16 marzo 2011

'Una canzone per ogni calice'


Portacomaro (Asti), 12 Marzo 2011 #Grignolino1
Ed eccoci qui, tutti seduti in un silenzio colmo di attese.
L’ambiente è suggestivo, tetto spiovente e legno dappertutto.
Fabrizio, aka Enofaber, si muove tra i tavoli con piglio deciso e sguardo fiero.
Nei calici un nettare rubino: ci si vede attraverso, lo noto e la trovo una cosa curiosa.
Questo Grignolino si presenta subito con una nota singolare.
Mi sento una scolaretta delle elementari invitata a partecipare ad una lezione universitaria.
Intorno a me i nasi sprofondano nei bicchieri, le persone si scambiano considerazioni dotte, da conoscitori. Se chiudo gli occhi e li ascolto ho l’impressione che parlino dell’ultimo arrivato nella compagnia di amici: ognuno dice la sua, qualcuno lo conosce e lo descrive con dettaglio e precisione, altri azzardano le prime impressioni.
La passione dei produttori presenti diffonde tra i partecipanti un entusiasmo che lievita nell’incontro con quello espresso da chi di vino scrive, di chi al vino organizza feste ed eventi… quanto amore, quale profondo rispetto, quanta gratitudine sgorga dalle parole di chi viene invitato a raccontare le emozioni che il Grignolino suscita.
Il Grignolino.
Mi ero quasi dimenticata di lui, distratta dall’atmosfera coinvolgente e calda che, lo comprendo solo ora, è tutta merito suo.
ci presentiamo?
Avvicino alla bocca il primo calice, poi il secondo… ad ogni sorso cerco il riscontro di quello che gli ospiti, coinvolti dalla simpatia e dall’abilità di Fabrizio, esprimono con parole vibranti di emozioni che superano le conoscenze e le competenze tecniche.
Riconosco ad ogni mescita un carattere proprio, distintivo: non sono in grado di esprimerlo con le parole appropriate, nè di classificarlo, ma sento le differenze e, calice dopo calice, piano piano si delineano le mie preferenze.
Ti piaccio? Non serve tu mi dica perché o per come… ti piaccio?
E’ lui, è il Grignolino che mi parla, che richiama la mia attenzione su di sé.
Sì, Grignolino, mi piaci, mi piaci per il rosso profumato di cui ti ammanti, per quel solletichio che, a volte quasi impercettibilmente, fai saltellare veloce in bocca.
Mi piaci perché parli una lingua che comprendo e non sapevo di conoscere, un linguaggio che non è fatto di parole ma di emozioni, di sensazioni, di risvegli.
Umanità.
Amina, Aka Carlottella
"E quando in inverno spillate il vino, fate che nel vostro cuore vi sia una canzone per ogni calice; E fate che nella canzone vi sia un ricordo dei giorni d'autunno, della vigna, e del torchio." K. Gibran, Il profeta
(foto di Roberto aka Cromobox)

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La mia foto
Italia, Italia, Italy
A volte sento nel cuore una felicità inspiegabile: non ne ravvedo il motivo scatenante, zampillo gioia come una fontana che guarda al cielo. Io ho un SOGNO, che è più di niente.