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sabato 23 luglio 2011

Pindaro ha volato

Scattata a Burano, 2005


All’inizio, quando amiamo veramente una persona, la nostra più grande paura è che smetta di amarci. Ciò che invece dovrebbe davvero terrorizzarci è che non smetteremo mai di amarla. (Gregory David Roberts, Shantaram) 

Questa è la frase che Luca Bianchini ha scelto di anteporre al racconto di Giacomo e Rafael, di Elena, di Frida e Tamara (‘Siamo solo amici’, Mondadori).

Giacomo, e il quaderno dove lui, il portiere dell’Abbadessa, annota le sue considerazioni sugli ospiti della locanda; dove confessa l’inaccettabile, per accettarlo – scrivendolo: a se stesso, ma anche a chi, in fondo, spera legga quelle parole nascoste che bramano la luce.

Elena, balzata fuori - per un attimo, giusto il tempo di finire il capitolo - dalla ‘commedia dell’arte piccolo torinese’… un mondo laccato da cui in fondo non si vuole uscire, anche se fuori, là fuori, c’è l’Amore ad attenderti, a bramarti, a vivere per quell'atto di coraggio che mai sarai capace di fare.

Frida, che il nome aveva disegnato nella mia mente con i tratti e l’estro della pittrice messicana che, da bambina, disegnava una porta sui vetri appannati per poterne uscire con l'immaginazione… e invece? Frida assomiglia a Gesù.

Rafael e Tamara sono le chiavi di volta di un palcoscenico dove tutto sembra dover restare immobile giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Sono loro ad avere il coraggio di agire senza rispettare il copione: sono loro a capire che si può essere felici, e a essere d’esempio a tutti gli infelici del romanzo.

Finalmente un Capodanno degno di questo nome, all’apice della felicità, quella vera, vissuta, quella che ‘puoi provare solo a cose fatte’, non quella che sogni nella frustrante solitudine dei voli pindarici che resteranno sempre e solo fantasie alate…

Luca scrive che ‘ci sono notti nate per non essere dormite’ : il suo è un libro scritto per essere letto, alla ricerca di quelle risposte che forse non risolveranno tutti i problemi della nostra vita, ma che di certo ci daranno l’illusione che le cose possono cambiare, anche i desideri.

Amina

lunedì 11 luglio 2011

La mia domenica raccontata a Luca

Una domenica in città: un uccellino nascosto nel suo nido tra i tetti.
E' in giornate come questa che trovo e ritrovo me stessa, pronta a riperdermi per ricominciare la caccia (al tesoro).
A parte due ore trascorse dalla mia amica Pina - che ha ricreato nel cuore della città l'atmosfera e l'accoglienza dei migliori bistrots parigini - dove ho bevuto caffè, mangiato croissants alla marmellata di arance amare, assaporato pane tostato con il burro di arachidi e twittato proponendo un referendum per dare a te – Luca – una rubrica su Vanity, sono stata tutto il giorno tra le mie 4 mura (che son 4 veramente!).
Ho impastato, lievitato, cotto e sfornato il pane di segale (senza lievito, solo con la pasta madre e farina rigorosamente biologica). 
Sono stata un’oretta con Giacomo, Rafael, Elena e Frida*… finchè è comparso l’ingegnere che, siccome me ne ricorda un altro, mi ha fatto cambiare registro… e son planata a guardare 'Ho sposato uno sbirro' alla Tv.
Ho fatto lavatrici, sistemato in armadio i nuovi acquisti maturati grazie ai saldi, ho parlato al telefono con la mia amica di Roma e mi sono premiata per aver bannato l’ingegnere di cui sopra dalla mia vita in rete!
… mi fermo, stessi scrivendo un tema rischierei di superare le 4 colonne!Un sorriso lievitato, aspettando la prossima Domenica.
Amina


*Il riferimento è ai protagonisti di 'Siamo solo amici', Luca Bianchini, Mondadori

lunedì 11 aprile 2011

e la tavola è apparecchiata di bianco


Le vie più difficili

vengono percorse da soli,

la delusione, la perdita,

il sacrificio,

sono soli.

Persino il morto che risponde a ogni richiamo

e che non si nega a nessuna richiesta

non ci soccorre

e osserva

se noi non cediamo.

Le mani dei vivi che si tendono

senza raggiungerci

sono come i rami degli alberi d’inverno.

Tutti gli uccelli tacciono.

Si sente solo il proprio passo

e il passo che il piede non ha ancora fatto

ma che farà.

Fermarsi e voltarsi

non serve. Si deve

andare.

Prendi in mano una candela

come nelle catacombe,

la piccola luce respira appena.

E tuttavia, quando hai camminato a lungo,

il miracolo non tarda,

perché il miracolo sempre accade,

e perché senza grazia

non possiamo vivere:

la candela brilla per il respiro libero del giorno

tu la spegni sorridendo

quando appari nel sole

e tra i giardini che fioriscono

la città è davanti a te,

e nella tua casa

la tavola è apparecchiata di bianco.

E i vivi che perderemo

e i morti che non possiamo perdere

spezzano per te il pane e ti porgono il vino –

e tu senti di nuovo la loro voce

vicinissima

al tuo cuore.

Hilde Domin

venerdì 8 aprile 2011

infiniti e diversi


Nel primo chiarore del giorno,
vestite di luce e silenzio,
le cose si destan dal buio,
com'era al principio del mondo.

La liturgia cattolica invita ad affacciarsi al nuovo giorno con la preghiera, la lode: ho sperimentato questo approccio durante un breve ritiro che feci lo scorso anno presso le monache benedettine, con le quali condivisi due giorni di preghiera e di riflessione.

Banana Yoshimoto dice che 'i viaggi moltiplicano le vite degli uomini'.
Il viaggio dentro di sè, la ricerca della Luce, ci aiuta a dare un senso all'unica Vita nella quale abbiamo consapevolezza di esistere.

Mi piace assaporare gli istanti che evolvono dal momento in cui apro gli occhi, quando lotto per non uscire da quel mondo incantato che mi rapisce quando, la sera, mi abbandono al buio, alla notte, al silenzio dei pensieri.

Riprendere contatto con la realtà - con passo lento - è come tornare da un viaggio che avrei voluto prolungare... ma la luce vince sul buio, ed infine mi sorprendo felice nel ritrovarmi là dove avevo chiuso gli occhi, gioiosa nel poter assaporare l'intensità che emana dalle cose che mi sono famigliari e che, minuto dopo minuto, riprendono forma e sostanza.

Inizia così la mia giornata.

'Sono infiniti e diversi i modi di assaporare la vita, non voglio dimenticarlo mai'
(B. Yoshimoto)

Amina


L'immagine è un'alba immortalata a Lignano nel giorno del mio compleanno 2009.



venerdì 17 dicembre 2010

Mathematik is nicht mein Fach


Mi esercito nell'esser sola e penso d'aver fatto dei progressi.
Parlo con la lingua, che talvolta risponde.
Talvolta risponde qualcun altro.
Ma non calcolo più d'esser capita.
La matematica non è la mia materia.

Barbara Köhler da 'Scatola Blu'

Informazioni personali

La mia foto
Italia, Italia, Italy
A volte sento nel cuore una felicità inspiegabile: non ne ravvedo il motivo scatenante, zampillo gioia come una fontana che guarda al cielo. Io ho un SOGNO, che è più di niente.